Vivian Maier

collage_over_image_page36_1_1.jpgNel 2007, alla ricerca di materiale fotografico d’epoca da pubblicare in un libro su uno dei quartieri della sua città, Maloof ha acquistato all’asta per 400 dollari circa oltre 100.000 negativi, migliaia di stampee innumerevoli rullini non sviluppati, rimanendo letteralmente a bocca aperta e ha pubblicato il suo tesorosu un blog  bellissimo vivianmaierprints.com/index.htm Presto un libro e una mostra su di lei..Vivian Maier è morta, in disgrazia, lo scorso anno.  Venti anni di storia americana, fotografata per le strade di Chicago in bianco e nero con una macchina Rolleiflex K8 T1 biottica medio formato, tornano alla luce, online, grazie a un collezionista fortunato. L’autrice di questi mirabili scatti, esempi preziosi di street photography, è la francese Vivian Maier: arrivata negli Stati Uniti negli anni ’30, impiegata prima come commessa e poi come bambinaia, morta in disgrazia nel 2009 e solo oggi celebrata come una fotografa di successo. Ha scattato ininterrottamente fino agli anni ’90 per poi conservare migliaia di negativi mai stampati tutti per sé, senza mostrarli mai a nessuno. Ma nel 2007, a causa di alcuni pagamenti insoluti, parte della produzione di Vivian viene ceduta, insieme ad altri mobili d’epoca, chiusa in un armadietto di archiviazione.

collage_over_image_page36_2_1.jpgI mobili vengono messi all’asta e 40mila negativi, dei quali circa 15mila ancora all’interno di rullini non sviluppati, vengono acquistati per poche centinaia di dollari da John Maloof, fotografo per passione e agente immobiliare per professione, in cerca di materiale fotografico per la scrittura di un libro sui quartieri di Chicago. È lui che farà conoscere al mondo  Vivian. Sboccia così, a metà tra la leggenda e la virtualità, il mito di Vivian Maier, la fotografa del mistero della quale si conoscono rare notizie biografiche e il cui viso si intravede solo in alcuni autoscatti.

collage_over_image_page36_3_1.jpgNata in Francia il 1 febbraio 1926, la ragazza arriva negli Stati Uniti negli anni ’30 e vive per alcuni anni a New York lavorando come commessa in un negozio di caramelle. Dagli anni ’40 in poi si trasferisce a Chicago, dove viene assunta come bambinaia in una famiglia del North Side. Appassionata di cinema europeo, impara l’inglese andando a teatro, veste abiti e scarpe da uomo e indossa grandi cappelli. Una donna che non amava parlare, così la ricordano gli impiegati nello storico negozio di apparecchiature fotografiche di Chicago Central Camera, e i suoi ultimi giorni li ha trascorsi in una casa pagata dai tre ragazzi che aveva accudito fino agli anni ’60. Sono loro, raggiunti da Maloof in un tentativo di ricostruire la biografia della fotografa, a raccontare di una donna misteriosa, socialista, femminista e anti-cattolica, che scattava fotografie in continuazione.

collage_over_image_page36_5_1.jpgMaloof aveva cercato di contattarla circa un anno dopo l’acquisizione della collezione, dopo aver scoperto il suo nome, scritto a penna con una accurata grafia di altri tempi, a margine di una busta porta negativi. Digitando le parole Vivian Maier su Google aveva trovato però solo un annuncio mortuario. “Vivian Maier, nata in Francia e residente a Chicago negli ultimi 50 anni è morta serenamente lo scorso lunedì – recitava così il necrologio apparso su un quotidiano locale – Seconda madre di John, Lane e Matthew. Uno spirito libero che ha magicamente toccato le vite di chi la conosceva. Critica cinematografica e straordinaria fotografa”.

collage_over_image_page36_4_1.jpgParadossalmente la donna era morta il giorno prima dell’inizio delle ricerche di Maloff. La storia di Vivian, dei suoi soggetti che a tratti ricordano l’asperità dei personaggi di Diane Arbus, dei suoi rullini non sviluppati e della sua tecnica unica, diventa per lui quasi un’ossessione. L’agente decide di comprare una Rolleiflex come quella di Vivian e di scendere per le vie di Chicago per ripercorrere le sue tracce. Capisce così il valore di quegli scatti, la difficoltà di cogliere quelle espressioni, e decide di pubblicare l’opera online. In attesa di scrivere un libro sulla fotografa del mistero.

Una storia in continua evoluzione che non smette di affascinare i centinaia di blogger che visitano il sito dedicato alla Maier Lì, una sezione speciale dal titolo Unfolding the mistery of Vivian Maier, ovvero svelare il segreto di Vivian Maier, raccoglie le poche informazioni e invita i visitatori a contattare l’autore in caso di altre notizie sulla donna. E mentre tutti i negativi sono stati scansionati ci sono ancora circa 600 rullini che attendono di essere sviluppati. Nella collezione acquisita da John solo un paio di immagini sono state stampate in piccolo formato da Vivian, quanto basta per pensare che nelle volontà della fotografa non ci fosse l’idea della divulgazione e dell’esposizione di questi incredibili scatti.Giuseppe Palena su Sotto Osservazione descrive i personaggi ritratti in questo straordinario esempio di street photography:

Le signore in pelliccia e gioielli che fuori dai grandi magazzini aspettano un taxi con l’espressione acida, le borse dello shopping come il fardello del loro materialismo. La tenera coppia di anziani che cammina controvento, i capelli scomposti e il papillon di lui che gira come le piccole pale di un mulino. La signora in rosso che nasconde le mani dietro la schiena e si torce le dita dalla tensione – perché? Il grande cesto della spazzatura in una strada di Chicago dove qualcuno ha adagiato un piccione morto su un giaciglio di sacchetti di carta stropicciati, piccolo gesto di tenerezza nella giungla d’asfalto. Il vecchietto male in arnese che sbuffa nella pipa e porta il cartellone da uomo-sandwich: la pubblicità di un barbiere fatta da lui che ha la barba lunga di tre giorni. Un ragazzo afroamericano a cavallo nel traffico, impassibile, un piccolo principe sotto i viadotti del metrò. Salvador Dalí in strada, fotografato dal basso mentre fissa quella strana signora che ha avuto l’impudenza di chiedergli uno scatto – il maestro arricciando i baffetti impomatati, stretto nel cappottone doppiopetto più spesso di un’armatura.

E poi bambini, bambini, un esercito di bambini. Quello solitario nascosto dietro la porta di un negozio; i fratellini col grembiulino lurido e la faccia truce che paiono usciti da un libro di Diane Arbus; quello che pedala su una bici troppo grande e viene sgridato dalla mamma senza volto ma con la borsa di Hermès. Bambini malinconici, che stringono le loro bambole e i loro giochi in un mondo che non promette niente di buono, popolato di adulti in bianco e nero giganteschi e ostili, o assenti come i genitori di Charlie Brown.

Vivian Maierultima modifica: 2012-12-28T18:12:00+00:00da madamesole
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